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di Fabrizio Vescovo, architetto

Da tempo si discute sull'opportunità di eliminare i "sampietrini" da alcune strade di Roma interessate da importanti flussi di traffico veicolare. Si ipotizza di riutilizzarli per pavimentare zone pedonali centrali. L'iniziativa appare positiva per parecchie motivazioni.

Tuttavia sembra opportuno far presente che per le pavimentazioni di aree e percorsi pedonali (in zone vincolate o non) sono vigenti da tempo specifiche normative (DPR n.503/96) riguardanti l'agevole possibilità di uso e l'eliminazione delle "barriere architettoniche" e delle "fonti di pericolo", avendo riguardo alle esigenze delle persone anziane o con difficoltà motorie o sensoriali, temporanee o permanenti.

Infatti è facile riscontrare che l'azione del camminare su pavimentazioni irregolari e non complanari possa costituire, per una notevole fascia di persone, fonte di disagio e di affaticamento, a volte di caduta e per alcuni una vera e propria "barriera". [foto 01]

Il citato DPR ha regolamentato chiaramente la materia prescrivendo che tutte le aree e percorsi pedonali, pubblici o aperti al pubblico, non escluse le zone vincolate, debbano presentare superfici antisdrucciolevoli ed andamento regolare, con modesti salti di quota (minori di 2 mm) e contenute fessurazioni tra un elemento e l'altro (minori di 5 mm).

Risulta quindi evidente che realizzare nuovi percorsi pedonali con pavimentazioni costituite esclusivamente da elementi lapidei irregolari come i sampietrini porterebbe a risultati non rispondenti alle norme vigenti creando notevoli rischi e difficoltà in particolare per anziani, bambini piccoli, persone con disabilità temporanee o permanenti.

Si dovrà pertanto prevedere, caso per caso, la possibilità di realizzare una sorta di "corsie accessibili", anche se di limitata larghezza (90-100 cm.) scegliendo gli opportuni materiali idonei (pietra basaltina, ecc.) ove sia possibile camminare più agevolmente, in alternativa alle aree con sampietrini. Si ritiene utile sottolineare che questo approccio progettuale, peraltro prescritto da specifiche norme, può portare a risultati formalmente ed esteticamente gradevoli assolutamente compatibili con la salvaguardia e la valorizzazione dei tessuti antichi e/o di particolare pregio ambientale.

Alcuni percorsi pedonali ristrutturati a Roma in periodi recenti possono costituire esempi di "buona prassi" in grado di essere replicati, con le opportune attenzioni in altri contesti e diverse situazioni. Tra questi il percorso Pantheon-Fontana di Trevi, il marciapiede lungotevere in corrispondenza dell'Ospedale S.Spirito, Piazza S.Lorenzo in Lucina [foto 02]. Le soluzioni sono state attuate utilizzando due diversi tipi di elementi lapidei (sampietrini e pietra basaltina) e consentono a chi ha problemi motori o di equilibrio precario, di camminare su di una "striscia di pavimentazione" più confortevole e sicura.

Al contrario altre soluzioni recenti come il rifacimento totale della Piazza della Rotonda (Pantheon) , di piazza Campo de Fiori, dell'area pedonale di Castel Sant'Angelo, non consentono alcuna opzione alternativa rispetto agli scomodi ed irregolari sampietrini, caratterizzati generalmente da un piano di calpestio irregolare con frequenti risalti e sconnessioni. Sull'argomento sarebbe opportuno e gradito attuare un approfondimento per il quale ci si rende fin d'ora disponibili.

 

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