Da tempo si discute sull’opportunità di eliminare i “sampietrini” da alcune strade di Roma interessate da importanti flussi di traffico veicolare. Si ipotizza di riutilizzarli per pavimentare zone pedonali centrali. L’iniziativa appare positiva per parecchie motivazioni.

Tuttavia sembra opportuno far presente che per le pavimentazioni di aree e percorsi pedonali (in zone vincolate o non) sono vigenti da tempo specifiche normative (DPR n.503/96) riguardanti l’agevole possibilità di uso e l’eliminazione delle “barriere architettoniche” e delle “fonti di pericolo”, avendo riguardo alle esigenze delle persone anziane o con difficoltà motorie o sensoriali, temporanee o permanenti.

Infatti è facile riscontrare che l’azione del camminare su pavimentazioni irregolari e non complanari possa costituire, per una notevole fascia di persone, fonte di disagio e di affaticamento, a volte di caduta e per alcuni una vera e propria “barriera”. [foto 01]

Il citato DPR ha regolamentato chiaramente la materia prescrivendo che tutte le aree e percorsi pedonali, pubblici o aperti al pubblico, non escluse le zone vincolate, debbano presentare superfici antisdrucciolevoli ed andamento regolare, con modesti salti di quota (minori di 2 mm) e contenute fessurazioni tra un elemento e l’altro (minori di 5 mm).

Risulta quindi evidente che realizzare nuovi percorsi pedonali con pavimentazioni costituite esclusivamente da elementi lapidei irregolari come i sampietrini porterebbe a risultati non rispondenti alle norme vigenti creando notevoli rischi e difficoltà in particolare per anziani, bambini piccoli, persone con disabilità temporanee o permanenti.

Si dovrà pertanto prevedere, caso per caso, la possibilità di realizzare una sorta di “corsie accessibili”, anche se di limitata larghezza (90-100 cm.) scegliendo gli opportuni materiali idonei (pietra basaltina, ecc.) ove sia possibile camminare più agevolmente, in alternativa alle aree con sampietrini. Si ritiene utile sottolineare che questo approccio progettuale, peraltro prescritto da specifiche norme, può portare a risultati formalmente ed esteticamente gradevoli assolutamente compatibili con la salvaguardia e la valorizzazione dei tessuti antichi e/o di particolare pregio ambientale.

Alcuni percorsi pedonali ristrutturati a Roma in periodi recenti possono costituire esempi di “buona prassi” in grado di essere replicati, con le opportune attenzioni in altri contesti e diverse situazioni. Tra questi il percorso Pantheon-Fontana di Trevi, il marciapiede lungotevere in corrispondenza dell’Ospedale S.Spirito, Piazza S.Lorenzo in Lucina [foto 02]. Le soluzioni sono state attuate utilizzando due diversi tipi di elementi lapidei (sampietrini e pietra basaltina) e consentono a chi ha problemi motori o di equilibrio precario, di camminare su di una “striscia di pavimentazione” più confortevole e sicura.

Al contrario altre soluzioni recenti come il rifacimento totale della Piazza della Rotonda (Pantheon) , di piazza Campo de Fiori, dell’area pedonale di Castel Sant’Angelo, non consentono alcuna opzione alternativa rispetto agli scomodi ed irregolari sampietrini, caratterizzati generalmente da un piano di calpestio irregolare con frequenti risalti e sconnessioni. Sull’argomento sarebbe opportuno e gradito attuare un approfondimento per il quale ci si rende fin d’ora disponibili.

Spazi pubblici- Pavimentazione a “sampietrini” Arch. Fabrizio Vescovo  25/10/2019

Ai sensi della normativa nazionale vigente, relativa alla accessibilità e superamento delle barriere architettoniche, le pavimentazioni degli spazi pubblici pedonali devono sempre tener conto delle caratteristiche e delle conseguenti necessità di una “utenza ampliata” che ricomprende, tra l’altro, bambini piccoli, anziani, persone con disabilità, ecc. Infatti nel DPR n. 503/1996 –“ Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici”, all’art. 4 si legge: “I progetti relativi agli spazi pubblici e alle opere di urbanizzazione a prevalente fruizione pedonale devono prevedere almeno un percorso accessibile in grado di consentire …..l’uso dei servizi , le relazioni sociali e la fruizione ambientale anche alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale”.  Per quanto riguarda le caratteristiche  di tali percorsi  si applicano, le norma contenute nel Decreto Min.LL.PP.  14 giugno 1989 n. 236. Al punto 8.2.2. di tale Decreto, 5° capoverso,  si precisano le caratteristiche tecniche  che le zone pedonali ed i relativi percorsi devono rispettare. Si legge, tra l’altro, …“gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture inferiori  a 5 mm., stilate con materiali durevoli, essere piani  con eventuali rialzi di spessore non superiore a mm.2”. Pertanto, secondo dette norme le caratteristiche delle pavimentazioni a “sampietrini” non rispettano certamente  i parametri di comfort , fruibilità e sicurezza prescritti. Al proposito va inoltre ricordato che, ai sensi della L.41/1986, art.32, co.20, non possono essere erogati  dallo Stato o altri Enti pubblici contributi  per la costruzione, manutenzione o modificazione di immobili di proprietà pubblica (edifici o spazi aperti)  se il progetto risulta in contrasto con le norme tecniche e le prescrizioni di cui al succitato decreto n.503/1996. Pertanto qualora si intenda utilizzare suddetti materiali lapidei  per riqualificare strade o piazze è necessario  una attenta progettazione che preveda almeno la realizzazione di idonee  porzioni (“corsie pedonali”) delle piazze, dei  marciapiedi  e dei percorsi  stessi  realizzati con materiali diversi  dai sampietrini (es. basaltina , travertino, ecc.) i quali, messi in opera secondo le succitate norme, risultino complanari e antisdrucciolevoli. Un esempio positivo al proposito può essere considerato quello della sistemazione, realizzata anni addietro nel centro storico di Roma, per le pavimentazioni delle piazze di San Lorenzo in Lucina e Piazza di Pietra.