Commento alla Legge 28 febbraio 1986

(Gli articoli della legge riguardanti le barriere architettoniche e la progettazione accessibili sono riportati in calce all’articolo)

Il 28 febbraio 1986 fu emanata la legge n.41 (Finanziaria). L’art. 32, in essa contenuto, ha introdotto molte importanti novità. Va rilevato che questa legge non ha come oggetto specifico le persone disabili o le barriere architettoniche ma è una legge finanziaria dello Stato italiano. L’osservazione è importante perché può far riflettere sul fatto che una città piena di ostacoli deve essere, a ragione, considerata  anche una città diseconomica. Questo lo si evince anche da diversi commi del citato art. 32.
Esso, tuttora in vigore, prescrive, tra l’altro, alle Amministrazioni pubbliche procedure corrette e apparentemente ovvie quale ad esempio: non possono essere approvati progetti di opere pubbliche che non siano conformi alle norme sulla eliminazione delle barriere architettoniche e non possono essere finanziati con denaro pubblico progetti o opere edilizie che siano difformi da quanto prescritto dalla normativa in vigore per l’accessibilità.

Lo stesso articolo obbliga, inoltre, tutti gli Enti Pubblici a dotarsi di uno specifico “Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche” relativo ai propri edifici senza però fissare un limite massimo di tempo entro cui si debba provvedere ad adeguare gli edifici stessi. Detto piano, riferito agli edifici esistenti, deve provvedere all’individuazione delle barriere architettoniche e predisporre la progettazione di massima per adeguare gli stessi alla normativa sull’accessibilità stabilendo anche le priorità in un programma temporale.

In questo modo molte Amministrazioni comunali sono state sollecitate ad effettuare una opportuna ricognizione, un utile censimento degli edifici di loro proprietà; il Comune di Roma, per la grande quantità dei suoi immobili, ha notevoli problemi al riguardo e quindi deve ancora provvedere ad elaborare un piano organico per tutto il suo territorio.

La logica della legge n.41 è stata quella di avere come base di avvio per l’adeguamento degli edifici esistenti un reale stato di fatto: ogni Comune avrebbe dovuto provvedere, entro il 1987, alla predisposizione del Piano per risolvere i problemi relativi ai singoli edifici di sua proprietà, prevedendo anche un programma finanziario scaglionato nel tempo. Gli effetti di questa Legge 41 sono stati positivi ma ancora troppo limitati.

Per risolvere i numerosi e difficili problemi dell’accessibilità non è certo sufficiente la sola produzione legislativa: la cosa importante è quella di perseguire questa finalità, sulla base di chiari convincimenti, anche a piccoli passi, proseguendo sempre nella stessa direzione.

Se ad esempio un edificio comunale deve essere “messo a norma” per quanto riguarda le prescrizioni antincendio, si deve positivamente cogliere l’occasione per risolvere contestualmente anche i problemi della accessibilità.

Nel nostro Paese si emanano, invece, tante leggi, spesso in modo scoordinato tra di loro, per cui i provvedimenti che hanno obbligato ad applicare la normativa antincendio hanno generalmente prodotto situazioni con ulteriori ostacoli: costruendo scale antincendio esterne si sono create altre barriere architettoniche che poi, forse in base ad altre leggi dello Stato  e quindi con altri finanziamenti, dovranno essere rimosse successivamente. I progettisti dovrebbero responsabilmente operare in modo da fare, con il loro lavoro, una sintesi di tutti i provvedimenti settoriali e trovare soluzioni (non ce n’è mai una sola) che consentano di risolvere contestualmente le esigenze dei diversi filoni normativi.

Quanto sopra accennato e quanto viene successivamente specificato al proposito del recente D.P.R. n. 503 del 24.07.1996 riguarda essenzialmente gli edifici di proprietà pubblica. L’altro “pacchetto” normativo, relativo agli edifici di proprietà privata, residenziali e non, ha come riferimento di base la legge n. 13/’89 che per certi versi è da considerarsi fortemente innovativa, ed il suo regolamento di esecuzione che è costituito dal D.M. 236/89.

Legge 28 febbraio 1986, n. 41

“Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”

(Pubblicata nel Suppl. Ord. alla G. U. 28 febbraio 1986, n. 49.)

(pubblicata in estratto solo per quanto riguarda gli articoli riguardanti la progettazione accessibile e le barriere architettoniche)

(omissis)

TITOLO XII

Disposizioni diverse

 

articolo 32.

(omissis)

20. Non possono essere approvati progetti di costruzione o ristrutturazione di opere pubbliche che non siano conformi alle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384, in materia di superamento delle barriere architettoniche. Non possono altresì essere erogati dallo Stato o da altri enti pubblici contributi o agevolazioni per la realizzazione di progetti in contrasto con le norme di cui al medesimo decreto.

21. Per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, numero 384, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge.

22. Per gli interventi di competenza dei comuni e delle province, trascorso il termine previsto dal precedente comma 21, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano nominano un commissario per l’adozione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche presso ciascuna amministrazione.

23. Nell’ambito della complessiva somma che in ciascun anno la Cassa depositi e prestiti mette a disposizione degli enti locali, per la contrazione di mutui con finalità di investimento, una quota pari all’1 per cento è destinata ai prestiti finalizzati ad interventi di ristrutturazione e rinnovamento in attuazione della normativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384. Per gli anni successivi la quota percentuale è elevata al due per cento.

24. A decorrere dall’anno 1986, una quota pari al 5 per cento dello stanziamento iscritto al capitolo n. 8405 dello stato di previsione del Ministero dei lavori pubblici deve essere destinata ad interventi di ristrutturazione ed adeguamento in attuazione della normativa di cui al decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 384. La quota predetta è iscritta in apposito capitolo dello stato di previsione del medesimo Ministero con contestuale riduzione dello stanziamento del richiamato capitolo n.8405.

25. Una quota pari all’1 per cento dell’ammontare dei mutui autorizzati dall’articolo 10, comma 13, della presente legge, a favore dell’Ente Ferrovie dello Stato è destinata ad un programma biennale per l’eliminazione delle barriere architettoniche nelle strutture edilizie e nel materiale rotabile appartenenti all’Ente medesimo.

(omissis)