La difesa del diritto all’accessibilità e alla fruibilità degli spazi pubblici e privati aperti al pubblico da parte di persone “con difficoltà di vario genere”, trova oggi riscontro nel quadro normativo vigente.
Il processo legislativo, lungo e non privo di assurde incongruenze, è finalmente approdato a norme soddisfacenti che qualificano l’Italia, anche a livello comunitario, nei confronti di quei Paesi del Nord-Europa dai quali, forse, resta ancora da apprendere qualcosa, soprattutto in quegli aspetti che denotano una maggiore sensibilità civile.

L’attenzione alla difesa dei suddetti diritti, infatti, passa attraverso l’applicazione delle norme che li garantiscono.

Ebbene, nonostante ciò sia imposto dal legislatore in modo chiaro ed univoco, ancor oggi è prassi disattendere ad alcune norme.

L’attuale normativa sugli appalti pubblici 1 impone al “Responsabile del procedimento” una serie di oneri, tra i quali, prima dell’approvazione del progetto in ciascuno dei suoi livelli, il controllo della “rispondenza dei contenuti del documento alla normativa vigente2 e, quindi, anche dei contenuti del D.P.R. 503/96 che, all’art. 20 menziona le specifiche progettuali che gli elaborati tecnici devono contenere e all’art. 21 ne disciplina le verifiche 3 : “Spetta all’amministrazione cui è demandata l’approvazione del progetto, l’accertamento e l’attestazione di conformità”.

Qualora il progetto venga esaminato in sede di “Conferenza di Servizi” (L.241/90), la verifica di cui all’art. 21 del D.P.R. 503/96 deve essere effettuata preliminarmente alla Conferenza stessa.

Inoltre, l’art. 7 del medesimo D.P.R. 503/96, chiarisce che “Non possono essere erogati contributi o agevolazioni da parte dello Stato e di altri enti pubblici per la realizzazione di opere o servizi pubblici non conformi alle norme“, riprendendo quanto già imposto, peraltro dalla L.41/86 art.32 comma 20.

Altro parallelismo, che conferma la volontà del nostro legislatore, può essere fatto tra legge 104/92, art.24 comma 7 e il D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001 4 , art. 82, comma 6.

In entrambi viene prescritto che: “Tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone handicappate, sono dichiarate inabitabili e inagibili” e i responsabili tecnici inadempienti sono puniti con l’ammenda da 10 a 50 milioni di lire e la sospensione dai rispettivi albi professionali fino a 6 mesi.

Il “Responsabile del procedimento” deve essere “un tecnico in possesso di titolo di studio adeguato alla natura dell’intervento da realizzare5 ed è tenuto a sovrintendere alle fasi di progettazione, appalto ed esecuzione dell’opera.

Egli, in casi di particolare complessità, oltre alla collaborazione dei tecnici presenti nell’organico dell’ufficio, può avvalersi di esperti con indonee professionalità e competenze 6 ] , restando però, univocamente individuato quale referente per la stazione appaltante, delle opere pubbliche.

Tale metodica viene anche individuata dalla legislazione in materia di sicurezza che ha recepito direttive europee7 .

Dalla struttura legislativa attuale, dovrebbe discendere una più puntuale applicazione delle norme per l’accessibilità.

Tuttora, invece, le prescrizioni sono troppo spesso disattese.
Occorre, quindi, un approccio diverso alla normativa che garantisce i diritti dei “disabili”. E’ auspicabile che le disposizioni legislative non siano interpretate solo come prescrizioni alle quali si è costretti ad adeguarsi (vincoli), ma anche come supporto di cui avvalersi fin dall’inizio del processo progettuale.
Una collaborazione tra Pubbliche Amministrazioni, Università, istituti di ricerca, operatori del settore e progettisti, potrebbe interagire col legislatore nella stesura delle norme, come del resto è già avvenuto in qualche caso.

Anche l’attuazione di incentivi di varia natura, potrebbe rivelarsi insufficiente a raggiungere l’obiettivo, dovendo questo essere frutto della sensibilità di tutti coloro che intervengono nel processo edificatorio.

Note

  1. Legge n. 109 dell’11 febbraio 1994 e D.P.R. n. 554 del 21 dicembre 1999.
  2. D.P.R. 554/99 art. 8 punto O.
  3. Concetto ripreso dall’art. 26 punto D del D.P.R. 554/99.
  4. Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia
  5. D.P.R. 554/99 art. 7 comma 4.
  6. D.P.R. 554/99 art. 48, comma 1.
  7. Vedi ad es. la figura del “Datore di lavoro” e del “Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione” nel D.Lgs 626/94 e succ. modd